Un piccolo mistero di Paestum

Nel manoscritto settecentesco di Lucido Di Stefano (1781), da poco pubblicato, riguardante la Valle di Fasanella e dintorni, si leggono anche alcune pagine su Paestum. In particolare, colpisce la descrizione di un edificio sotterraneo, di cui oggi non si ha più notizia.
"Si vede ancor oggi in Pesto un luogo sotterraneo, in cui si cala per un buco, e'l volgo chiama il Tesoro, tutto a volta a guisa di Corridojo e di lunga estenzione, interamente incrostato, sebene in parte terrapienato, come confusamente riferiscono alcuni, che si sono arrischiati di penetrarvi, avendo in competente distanza de' buchi alla parte superiore, oggi otturati, donde ricevea il lume. Un tale luogo forse serviva o per passaggio o per divertimento de' Cittadini, in alcuni tempi opportuno dall'Antichi detti: Ambulacrum, descrivendocene uno il Baron Antonini, par. 2 Disc. XI, ch'era in Sapri, Città da' Sibariti, che poi in Pesto la lor sede fissarono, fondata; oppur esser potea un Carcere, detto da' Latini Ergastulum, perche sotterraneo ricevea il lume da piccoli spiragli aperti nella volta superiore, nel quale ferrati la notte dimoravano gli schiavi comprati, e gli stranieri prigionieri di guerra, come nota il Vaslet nell'introduzione alla Scienza dell'antichità Romana " Nonostante però la vasta bibliografia su Poseidonia-Paestum, non si riscontrano altre notizie su questo singolare monumento pestano, descritto dal Di Stefano. Tuttavia, sulla scorta di quanto riportato nel manoscritto, non sembrano mancare gli indizi per localizzarne esattamente il sito ed, eventualmente, riportarlo alla luce.
Il toponimo "Tesoro", già letto nel manoscritto settecentesco di Lucido di Stefano, si ritrova ancora oggi nella zona denominata "Terra del Tesoro"', appena a nord-ovest delle mura della città, al centro di una serie di contrade ricche di materiale archeologico: Gaudo, Arcioni, Chiusone, Lupata, e più a nord "La Laura".
Giuseppe Bamonte, in un testo del 1819, dà notizie di scavi di diverse tombe nella "Terra del Tesoro", in un luogo del libro ricorda un tentativo di scavo, abbandonato per lo sgorgare di "abbondanza d'acqua",ed in un passo successivo viene messo in luce, nella stessa zona, un "letto di strada". Un altro scavo fu effettuato da Bamonte nel 1821, in un luogo detto "Basi di colonne", oggi "Lupata", ad ovest della città, e prossimo alla località "Terra del Tesoro". Egli trovò un ricco deposito votivo di statuette fittili del tipo offerente con porcellino e cista, riferibili sicuramente al culto di Demetra.
Nella zona tra Paestum e il mare, a nord, nel 1987, si è rinvenuto un frammento erratico di architrave del III sec. a.C., decorato a dentelli e fittili votivi ellenistici-romani, indice anch'esso di un'area sacra.
L'area in questione sembra interessata in modo particolare dal culto di Demetra. Secondo alcune ricerche il culto di Demetra, a Paestum, fu precedente a quello di Hera.
Nel territorio di Paestum sono state trovate alcune placchette d'argento con dedica "alla dea", con omissione del nome, riferibili certamente a Demetra. Un bronzetto con offerente e porcellino, ora nella Biblioteca Vaticana, fu rinvenuto nel Settecento, nelle vicinanze del Sele. Del ritrovamento del Bamonte si è detto. Si aggiungano poi, ritrovate sparse in tutto il territorio pestano, le numerosissime figure femminili in terracotta di offerenti, caratterizzate dalla cista, dal porcellino, e a volte dal piatto con dolci, attributi tipici di Demetra. Si tratta di una produzione "povera", diffusa, che non rimanda a una località precisa, ma comunque indicativa di un culto ben attestato, secondo solo a quello di Hera.
Sono state fatte varie ipotesi sulla presenza di un culto di Demetra all'interno della città, nessuna convincente. Fuori dalle mura, il santuario di S. Nicola di Albanella, recentemente scavato, presenta strette analogie con altri santuari di Demetra, ma appare comunque troppo lontano dalla città, e ancora con dei punti da chiarire in merito al culto che vi si praticava.
Sono state avanzate alcune ipotesi sui possibili siti del principale santuario di Demetra a Paestum. Qualcuno propone di localizzarlo presso il mare, nelle vicinanze della torre di Paestum, laddove il Bamonte aveva rinvenuto una concentrazione di terrecotte con offerenti. Un tempio di Demetra sulla costa si trovava in Acaia, a Patrasso, ed è descritto da Pausania: era vicino ad una sorgente, e al di sotto di essa, in una grotta, si praticava un culto oracolare. Anche a Paestum, nei pressi della torre vi doveva essere, in passato, abbondanza d'acqua, sfociandovi il torrente Capodifiume; nulla invece si riscontra riguardo a funzioni oracolari sotterranee.
Ma ora, dal manoscritto settecentesco di Lucido Di Stefano, sappiamo dell'esistenza, nella "Terra del Tesoro", ugualmente vicina al mare e alla città, di questo "ambulacrum", o galleria, comunque un edificio sotterraneo. E' possibile che vi si praticassero culti thesmophorici, femminili, connessi ad un più vasto santuario di Demetra.
Molti studiosi hanno trovato conferma in loco delle indicazioni riportate dal manoscritto settecentesco. Secondo alcune testimonianze, esisterebbe, oggi del tutto interrato, un lungo "portico" o edificio a volta sotterraneo, esteso per circa centocinquanta metri in lunghezza. Il tunnel sarebbe parzialmente ostruito; l'altezza del terreno che lo ricopre, dal piano di campagna alla volta del tunnel, sarebbe di circa un metro. L'apertura, che sarebbe larga circa due metri, si presenterebbe completamente ostruita, salvo che per uno spazio di circa 30 cm sotto la volta. Il tunnel correrebbe in direzione nord-est / sud-ovest; su di esso, in superficie, non attecchirebbe la vegetazione a fusto.
Vi sarebbero anche degli ambienti laterali interrati, una specie di recinto, immediatamente a nord dell'ingresso del tunnel, fatto con blocchi squadrati, in travertino pestano, similari a quelli delle mura di Paestum. Negli ambienti tra questi blocchi si ritrova una notevole massa di frammenti di ceramica, di varia epoca. Nell'area si raccolgono, sporadicamente, anche pesi da telaio e lucerne.
Si sono rinvenuti anche dei frammenti marmorei di angoli di basamento. Si ha notizia inoltre di un grosso frammento di architrave, in travertino pestano, della lunghezza di circa un metro e mezzo, rinvenuto nei pressi del tunnel.
L'ingresso presenterebbe una gradinata in discesa, ed un arco a tutto sesto. In più punti vi sarebbero delle "luci" verso l'esterno, notate in passato nel corso di scavi agricoli, e poi interrate. Si racconta poi di trattori sprofondati nella galleria, e recuperati a fatica. Ma nessuno mai si sarebbe arrischiato nel tunnel, sempre accuratamente ricoperto. A circa 100 metri dal tunnel, nel corso dello scavo di un pozzo, è sgorgata una sorgente di acqua sulfurea, anch'essa poi interrata perché inservibile.
L'insieme di queste notizie dà piena credibilità al manoscritto del Di Stefano. Inoltre la presenza di elementi di varia cronologia e di diversa tipologia nel luogo interessato fa supporre una lunga frequentazione del sito. Nell'insieme, i caratteri di quanto ritrovato sembrano corrispondere per lo più ad una tipologia di offerte votive. Particolare importanza, per questa interpretazione, assume un frammento di statuina fittile rappresentante un offerente, di tipologia affine a quella riscontrabile negli offerenti a Demetra. Appare dunque ipotizzabile l'esistenza, nell'antichità, di un santuario di Demetra nella zona detta "Terra del Tesoro", a nord-ovest delle mura di Paestum. A questo santuario extramurale potrebbe essere riferito l'edificio sotterraneo ricordato dal Di Stefano, la cui esistenza è confermata dalle testimonianze raccolte in loco, forse adibito a pratiche oracolari, o connesse ai "misteri" della dea. Il sito doveva essere ricco di acque, per la presenza di sorgive, anche sulfuree. Nell'ambito dei sopralluoghi archeologici si ricordano tentativi di scavo impediti dallo sgorgare dell'acqua, e si ricorda anche l'esistenza di un "letto di strada", che presumibilmente conduceva dalla città al tempio.
Una serie di saggi di scavo per ritrovare e mettere in luce tale monumento sarebbe auspicabile, per ampliare le conoscenze storiche oltre che per rilanciare l'immagine di Paestum, il turismo internazionale e l'interesse per il mondo classico. Già lo scavo del solo tunnel potrebbe essere di enorme portata scientifica: la testimonianza del Di Stefano parla di pareti "interamente incrostate": il che, nel linguaggio dell'epoca, significa che, ancora nel Settecento, le pareti interne conservavano un intonaco, con la possibile presenza di antiche pitture.


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