Il Vallone delle Ferriere
Una delle passeggiate preferite dai viaggiatori dell'800 che hanno ammirato e descritto nei loro appunti di viaggio questo territorio. Il Vallone delle Ferriere era, e a ragione, considerato uno dei luoghi più belli del Sud.
Si risale partendo dalla piazza del Duomo, la stretta Valle dei Mulini, cosi chiamata perché in essa, lungo i torrenti Ceraso, Chiarito e Canneto, sorgevano e prosperavano i mulini ad acqua, nonché le antiche cartiere che producevano la famosa carta di Amalfi. Tali impianti sfruttavano la grande abbondanza di acqua che ancora oggi precipita in pittoreschi salti e cascatelle.
Mano a mano che ci si inoltra nella valle (dopo aver lasciato la città procedendo su di un sentiero sassoso), si incontrano ruscelletti e, quando la stagione lo consente, fragorosi torrentelli Oggi le cartiere ancora attive ad Amalfi sono soltanto due, ma anticamente l'attività era molto fiorente, e gli impianti numerosi. Ruderi di cartiere sono appunto visibili dopo mezz'ora di cammino. Si prosegue su un sentiero facile ma in salita e abbastanza duro. In alto, finalmente le antiche Ferriere emergono con imponenti resti in muratura, ricoperti di edera ed in parte nascosti dalla vegetazione. Le Ferriere, di cui già nel Medioevo è attestata la presenza, sono state attive fino al 1800 circa: oggi rimane in piedi parte del canale che originariamente conteneva il tubo della tromba idroeolica. Lo stabilimento occupa la parte culminante dell'angusta valle e ricade nel territorio del comune di Scala.
Se si è dotati di buona lena, si può proseguire e continuare la salita per arrivare fino alle cascate: si procede immersi nella vegetazione, fra cui si distingue in particolare la felce termofila "Woodwardia radicans" che è come l'emblema di questa zona dalla bellezza singolare.
Nel Vallone delle Ferriere hanno potuto sopravvivere, grazie alla posizione geografica ed alle peculiarità dell'ambiente fisico, associazioni vegetali quasi completamente scomparse sul continente europeo e presenti, invece, nei paesi caldi a forte piovosità del sud-est asiatico. La "Woowardia radicans" è uno splendido esempio di flora preglaciale, qui individuata nel 1710 dal botanico Micheli e studiata nell'800 dai naturalisti Haeckel e Reid. Accanto alla "felce di Amalfi" si trovano esempi di "Pteris vittata", di "Pinguicola Hirtiflora", piccola pianta carnivora, e di "Erica terminalis". La vegetazione arborea è costituita da ontani che si associano ad essenze come la climatide, l'oppio, la Parnassia, la Sanicula, la Lingua cervina.
Anche alcune specie animali hanno trovato qui il loro habitat ideale: tra anfratti e cunicoli dimorano, pressoché indisturbati, la salamandrina dagli occhiali e il tritone italiano, e ancora l'orbettino, l'arvicola, la volpe, il gheppio e la piovana.
Per il suo patrimonio naturale eccezionale, oggi la valle è Riserva naturale e costituisce l'unica area protetta della costiera.
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