Le bellezze artistiche di Ravello
Fra l'asprezza della sua posizione ardita e la soavità del paesaggio vivissimo di colori, fra la rozzezza delle sue viuzze alpestri e la delicatezza delle sue opere d'arte, fra le malinconiche rovine dei suoi edifici e la bellezza gioiosa dei suoi giardini, a sinistra della strada che dal bivio Scala - Ravello conduce a quest'ultima, sorge la Chiesa di S. Maria a Gradillo che, databile alla fine del XII secolo, un tempo era ricca di marmi, colonne e disegni. Ha tre portali, di cui quello centrale è probabilmente l'unico originale. Qui si riunivano i nobili di Ravello per discutere le cose pubbliche. L'interno è a tre navate, quella centrale è coperta da volta a botte, quelle laterali a crociera di sesto acuto. Il campanile costituito da due piani separati da fasce decorate su cui si aprono delle bifore, presenta la parte terminale a forma cilindrica.
Oltre le rovine del Castello, uno dei palazzi fortificati del XIII secolo, c'è la piazza Vescovado, cuore della vita della città, su cui prospettano la Cattedrale ed il palazzo Rufolo. La Cattedrale dedicata all'Assunta e più tardi a S.Pantaleone, fu fondata nel 1087 dal primo vescovo di Ravello, Orso Papicio, e probabilmente finanziata dal nobile Niccolò Rufolo. Venne soppressa nel 1818 e aggregata alla Metropolitana di Amalfi. In origine due scale laterali portavano ad un portico che venne lesionato dal terremoto del 1786 e quindi demolito. Era costituito da archi sorretti da colonne, quattro delle quali sono ancora visibili alle due estremità del sagrato sopraelevato. Il portale della chiesa diviso in 54 riquadri rappresentanti Santi, Storie della Passione, leoni, grifi introduce per la prima volta, al posto dell'intarsio tra metalli diversi, una tecnica a rilievo, ottenuta mediante stampi, in modo da permettere la ripetizione a piacere di uno stesso motivo che troviamo eseguito successivamente nella porta del Duomo di Trani e in quella laterale della Cattedrale di Monreale, recando evidenti le tracce degli influssi bizantini ed arabi, tipici del romanico campano.
A destra del Duomo si drizza il campanile del XIII secolo, alto 35 metri, che presenta su ciascun lato una grande bifora incorniciata da una arcata in mattoni rossi e orlata di marmo bianco. L'interno, a tre navate con altrettante absidi, è diviso da due file di otto colonne ciascuna, alcune delle quali incorporate in pilastrature barocche; due di esse, di verde antico furono vendute dal Capitolo al re Carlo III di Borbone e destinate alla parrocchiale di Portici. E' da notare il pavimento sensibilmente inclinato verso la piazza al fine di dare un maggiore effetto di profondità.
Sull'altare - dono di Costantino Rogadeo, secondo vescovo di Ravello dal 1094 al 1150, e definito un'opera splendida per la ricchezza dei marmi, altare che venne probabilmente demolito nel 1773 - c'era il ciborio, donato da Matteo Rufolo nel 1279 e demolito anch'esso nel 1773, perché in precarie condizioni di staticità.
All'interno della chiesa, a destra dell'altare maggiore, in una nicchia, c'è il reliquiario, col teschio, di Santa Barbara , inserito su un busto ligneo cinquecentesco. Presenta il volto, la nuca ed il collo in argento scuro mentre i capelli in argento dorato. E' probabile che si tratti di un prodotto uscito da una delle tante botteghe di orafi fiorite intorno alla corte angioina, opera voluta forse dal mecenatismo di una delle tante famiglie di nobili mercanti della costiera, entrata probabilmente nel convento benedettino con la dote di una fanciulla di quella casata , in quanto un documento del 10 gennaio 1838 attesta che il busto della santa è nella chiesa da oltre cinquant'anni e che venne donato dalle monache del monastero della SS. Trinità.
Nella navata di destra è un sarcofago trecentesco donato dal vescovo Francesco Castaldo (eletto nel 1313 e morto nel 1362) per deporvi le spoglie degli otto vescovi suoi predecessori.
In fondo alla navata destra c'è la tavola raffigurante S.Michele Arcangelo che abbatte Satana, opera del 1583 di Giovan Angelo d'Amato di Maiori.
In fondo alla navata a sinistra c'è la cappella di S.Pantaleone, patrono della città. Essa si presenta nitidissima per l'equilibrio tra il semplice impianto architettonico e gli ornati ricchi. Al centro è la nicchia dov'è conservata, in un'ampolla di vetro, cesellata in oro e argento, la reliquia del sangue di San Pantaleone, martirizzato in Nicodemia nel 305. Il miracolo della liquefazione del sangue avviene ogni anno il 27 di luglio e termina il 14 settembre. Nel 1759 il tesoriere della cattedrale, sacerdote Lorenzo Risi, avvicinò una candela all'ampolla, questa si lesionò ma non caddero gocce di sangue liquefatte: per questa grazia il sacerdote fece eseguire una statua d'argento dal maestro Nicola Schisano.
Sulla sinistra della navata centrale c'è l'ambone, fatto costruire dal vescovo Costantino Rogadeo (1094-1150), destinato alla lettura dell'Epistola. E' decorato da due mosaici rappresentanti Giona che viene inghiottito a destra e rigettato dal pistrice a sinistra.
Di fronte è il pulpito fatto costruire dal nobile Nicola Rufolo, nel 1272, ed opera di Niccolò di Bartolomeo da Foggia. L'ambone per la lettura del Vangelo è sostenuto da sei colonnine tortili decorate a mosaico che poggiano su tre leoni e tre leonesse dalle zampe grosse e robustissime, da cui si sprigiona l'energia incredibile atta a sostenere tutto il pulpito. Sui leoni poggiano le colonne vivificate dallo splendore del mosaico entro le scanalature, e su queste poggiano capitelli a ricchi di foglie. Dal parapetto, tutto risplendente di fregi e di mosaici rappresentanti pavoni, uccelli, grifoni e fiori, emergono due teste ridenti su cui è una colonnina che è di base ad un capitello sul quale è un'aquila - simbolo dell'Evangelo e forse dell'aquila imperiale di Svevia - di marmo colorato di rosso che tiene tra gli artigli la scritta " In principio erat Verbum".
Villa Rufolo è a breve distanza. Essa fa sentire il fascino ravellese della natura e dell'arte in singolare e felice armonia. Dal vestibolo della torre d'ingresso deputata all'avvistamento, attraverso un viale alberato si giunge al palazzo a tre piani: originari o in parte rifatti sono il salone, diviso in due navate da basse colonne, il bagno a pianta rettangolare, la cappella con volte a botte. A sinistra è la torre maggiore, alta circa trenta metri, a tre piani; ha un arco ogivale d'ingresso e due bifore su ogni lato del secondo piano. A destra è il chiostro moresco vera e propria gemma incastonata nella bella villa con logge su colonnine in stile arabo siculo.
Attraverso il viale si perviene al magico giardino sullo strapiombo, dove Richard Wagner il 26 maggio 1880, rapito dalla musicalità di luci e di colori, dinanzi all'azzurro spazio risonante di celesti armonie, in un impeto trionfale esclamò: "Ecco trovato il magico giardino di Klingsor". Come il musicista così lo scrittore. Qui Giovanni Boccaccio trovò lo sfondo malioso della villa, donatrice di sogni infiniti, ove si diedero convegno "le donne e i tre giovani" per le cento novelle. Il vertiginoso panorama fa da sfondo ogni estate al festival in onore di Wagner.
Alle spalle di Villa Rufolo e` la chiesa della SS. Annunziata, a tre navate divise da quattro colonne di marmo per parte, e come la chiesa di S. Maria a Gradillo, a cupola su alto tamburo, le navate laterali con volte estradossate e il campanile dello stesso tipo. La decorazione a tarsia all'esterno è realizzata con la sola pietra grigia.
Oltre la chiesa di San Pietro alla costa, crollata nel settecento e ricostruita verso la meta` dello stesso secolo, e` il borgo medioevale di Torello. Al centro del villaggio e` la chiesa di San Michele Arcangelo che e` stata in buona parte restaurata. Preceduta da un nartece, presenta l`interno a tre navate con colonne che sorreggono archi a sesto acuto. Il campanile a pianta quadrata, e` a tre ordini di altezza.
Dalla cappella dei Rufolo si giunge alla chiesa di San Francesco con l`annesso convento costruito, secondo la tradizione, sul posto dove sorgeva la chiesa di San Giovanni Battista, da San Francesco d`Assisi nel 1222. La chiesa e` preceduta da un atrio che costituisce un portico di obbligato passaggio, diviso in due navate da due colonne chiuse in pilastri, che reggono volte a crociera di sesto acuto. L`interno, che ha subito un rifacimento settecentesco, presenta una navata un tempo coperta da volta a crociera con quattro cappelle per lato ed attualmente con due cappelle per lato. Sotto l`altare maggiore si custodisce il corpo del beato Bonaventura di Potenza, morto nel 1711.
Il chiostro del convento, a pianta quadrata, e` delimitato da quattro bifore per lato e, sebbene mostri la sua origine duecentesca, sono ben visibili i restauri settecenteschi.
Oltre è la chiesa di Santa Chiara, a tre navate divise da due colonnati, venne anch'essa ricostruita nel '700, periodo a cui risale il pavimento in maiolica. Annesso vi è il monastero, costruito alla fine del tredicesimo secolo, che consta di otto celle e di vari locali in modo da contenere una quarantina di religiose.
Nei pressi è Villa Cimbrone la cui storia é legata all'incontro tra Nicola Mansi sarto ravellese emigrato in Inghilterra e mister Ernest William Beckett. Ques'ultimo avuto conoscenza dal Mansi del sito più panoramico di Ravello, "Cimbrone", l'acquistò dai Signori Amici di Atrani. Fino ad allora Cimbrone non era altro che un vasto podere ove allignavano rovi e sterpi. Divenuto custode e fattore del Lord, spinto da un innato senso artistico, l'ex sarto intraprese un'opera di ricostruzione ed abbellimento. Con maestranze locali, quel fondo venne trasformato in una villa caratteristica, che stupisce per le singolari bellezze e per la varietà di suppellettili antiche, acquistate dappertutto. Il primo assaggio della manifestazione artistica, espressa con grande maestria dal Mansi, l'abbiamo in quel gioiello rappresentato dal chiostrino.
Questo graziosissimo cortiletto, che sorge a sinistra dell'ingresso, è illeggiadrito da bifore e da due archi d'ingresso poggianti su colonne. A sinistra una porticina immette in una caratteristica sala a terrazza, detta Cripta. Si tratta di una costruzione veramente originale, piena di maestà ed armonia, ove la solitudine si tramuta in una festa per chi guarda e contempla. A destra del chiostrino è posta una torre di difesa, quadrata e merlata, a quattro piani, incorporata al castello, tutto decorato ed inspirato a villa Rufolo, questa torre ha ospitato insigni personaggi della scienza, dell'arte, della politica, nonché del cinema come Greta Garbo. I suoi interni sono ricchi di statue, bassorilievi, mobili antichi, arazzi e dipinti. Di fronte si leva un'altra torre di abbellimento, terminante a prisma e coperta da maioliche. A destra c'è un atrio, detto delle sirene. Attraversando il viale dell'immensità, fra giardini e boschetti, si perviene al Tempietto di Cerere e successivamente alla Terrazza dell'infinito, adorna dei busti antichi dei sette re di Roma e sospesa tra il cielo ed il mare. Nei pressi sono il Belvedere di Mercurio, con la statua bronzea del messaggero degli dei; il Tempio di Venere, dove è posta una statua della giovane dea modellata con ritmo armonico nel suo realistico nudo; il Tempietto di Bacco, in stile greco, in cui sono custodite le ceneri di lord Beckett; il Tea room, sala rettangolare, con pilastri maiolicati e pareti ornate d'arabeschi.
Una gradinata a sinistra di Piazza Vescovado conduce al Palazzo Confalone, della cui struttura originaria conserva il cortile duecentesco, al Municipio, più volte ristrutturato, che risale al XI secolo, al Palazzo dell'antica famiglia gentilizia dei Sasso, attualmente adibito ad albergo, ed oltre, su una piazzetta prospicienteil palazzo della nobile famiglia d'Afflitto, attualmente albergo, il cui portale è fiancheggiato da stipiti, colonne e resti del portale e dell'ambone della diruta chiesa di S. Eustachio di Pontone.
Di fronte è la chiesa di San Giovanni del Toro, costruita dai nobili di questo quartiere nel 975 e menzionata nel 1018, venne ricostruita e consacrata il 7 giugno 1276. Ristrutturata nel 1715 e recentemente restaurata, presenta tre portali con lunette ogivali che conducono all'interno. Delle opere ornamentali la più notevole è indubbiamente l'ambone, che poggia su archi a tutto sesto, riccamente lavorati a mosaico e sostenuti da quattro colonne con capitelli. Il leggio è sostenuto da un'aquila che poggia gli artigli sul Vangelo aperto, tenuto con mano da un diacono che tiene i piedi su due teste umane, collocate sopra un agnello. Sulla sinistra è il cero pasquale contornato da tre chierici che portano il toribolo, il Vangelo ed una pergamena. Sulla tavola di chiusura della scala c'è una rappresentazione musiva di Giona col pistrice.
Dalla navata destra si scende nella cripta, a tre absidi, decorata da affreschi trecenteschi rappresentanti il Cristo circondato da Angeli, santi e dai Simboli degli Evangelisti.
Oltre è la Piazza Fontana, composta nel XVIII secolo, e, fino a poco tempo addietro, decorata da un leone e da un bue provenienti dall'altare dell'ex cattedrale. Su Piazza Fontana si affaccia la chiesa di S. Agostino, databile al X secolo ed in origine a tre navate, ora rimasta con una sola abside con due colonne e dedicata a sacrario dei Caduti.
Oltre Piazza Fontana, attraverso una stretta via che scala la collina di Brusara, c'è la chiesa di S. Maria del Lacco, nella quale vi è un'urna cineraria.
Poco avanti sulla sinistra c'è la poco nota chiesa di S. Martino; tale è la denominazione assunta dopo la trasformazione del XVII secolo al tempo in cui era un convento abbaziale sotto il titolo di S. Maria e di S. Trifone. I locali del convento sono attualmente utilizzati come case coloniche, che ne nascondono, per le alterazioni ricevute, l'originaria destinazione. Assai maggiore interesse desta la chiesa, che per quanto rabberciata in talune parti, si conserva ancora interamente. L'interesse della chiesa consiste nello spostamento dell'entrata, che era preceduta da un protiro, del quale sono rimasti solo i due pilastri che reggevano certamente una volta a crociera. La navata centrale, che presenta due affreschi di ex voto settecenteschi, è coperta da una volta a botte lunettata.
Una gradinata conduce alla chiesa di S.Martino attualmente cappella del cimitero. Consta di un'aula rettangolare coperta da volta a botte; nei muri dei lati maggiori sono praticati otto arcosoli per sepolture. Sulla destra è il campanile da quattro ordini con tamburo ottagonale e copertura a piramide.
A Ravello, lungo la strada che collega la chiesa di S.Maria a Gradillo e Piazza Fontana, nel luogo detto il "pianello", c'è la chiesa di S.Angelo con l'annesso ospedale. La chiesa è inserita in una cavità che presenta all'inizio una volta semicircolare larga m. 20 ed alta m. 15. Penetra con andamento imbutiforme nella montagna per poco più di trenta metri. La chiesa, menzionata per la prima volta nel 1039, presenta lo spazio interno articolatodall'accostamento e la fusione di due ambienti quasi rettangolari. Delimitato uno, con due volte a crociera di diversa altezza, dall'altare, su cui c'è un affresco rappresentante la Madonna col Bambino, e l'altro, basso con una volta ogivale poggiante su due pareti, concluso dall'abside, su cui si estendono decorazioni geometriche e dove un tempo certamente doveva esserci un'immagine sacra.
Analogamente ad altre grotte anche questa è molto ricca di acqua. Posteriormente vi è un impianto di raccolta e canalizzazione confluente in un pozzetto circolare, con una vasta cisterna sotto il pavimento del primo ambiente.
A sinistra del primo altare c'è un pulpito duecentesco con volta a crociera nella calotta interna, poggiante su un frammento di colonna tortile, su cui vi è un integro capitello di marmo bianco, databile alla meta` del XII secolo.
Il campanile, posto alle spalle della sagrestia e databile alla metà del XIII secolo, presenta quattro piani di cui l'ultimo, con sette arcatelle a tutto sesto, ha uno stretto camminamento.
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