Breve storia della città di Salerno

La leggenda sulla fondazione di Salerno narra di un gruppo di Maestri, formato dal greco Ponto, dall'ebreo Elino, dal latino Salerno e da un arabo, che, dopo un lungo e spossante peregrinare in cerca di una terra da amare, finalmente la trovarono e vi posero la loro dimora. E dopo avervi dimorato appena due anni, interpretando la scienza d'Ippocrate e volgarizzando a molti discepoli la scarsa scienza della medicina; fecero venire cento sorti di spezie dalla Francia a dall'Arabia perché i semi vi germogliassero e si diffondessero vivificati dalla sua eterna primavera.
Squarciando il velo del mito emerge Salerno, una città stupenda, situata al centro del golfo omonimo e bagnata da un mare d'incomparabile bellezza sia per le spiagge, sia per l'incantevole panorama.
Varie sono le ipotesi per quanto riguarda l'origine del suo nome. Alcuni studiosi sono risaliti a Sem, figlio di Noè, o a Salem, pronipote dello stesso patriarca ed ad Elerna forse una figlia.
Altri hanno affermato che Salerno significasse luogo di sole; ma illustri posteriori non hanno accettato ciò e secondo loro il nome deriverebbe dall'abbondanza di sale, o dal vicino fiume Sele oppure dal vocabolo greco "salos" che significa mare e da "erno" che vuol dire pianta, quasi pianta uscente dal mare, alludendo all'erta prominenza del castello. Uno studioso, Vincenzo Padula, scrisse che Salerno significa terra soprastante al fuoco, cioè presso un vulcano oramai estinto; il monte Stella, questo è privo di fondamento scientifico. I più rigettano tutte quests congetture ed affermano che il nome di Salerno deriva da Salum, oggi Canalone, ed il fiume Irno o Lirno. Il nome Salerno non è che l'unione delle due parole: Salom ed Irno, tramutando la i in e, cosa facile da verificarsi per forza del dialetto che facilmente usa scambiare una vocale con l'altra. Salerno, infine, potrebbe significare paese delle saline, che abbondavano in passato in queste città. Le origini della città sono molto remote ed anch'esse non si conoscono chiaramente, giacchè non si hanno notizie e documenti di quell'epoca preistorica. Varie tradizioni, fondate su ipotesi, alterate sia dall'ignoranza che dalla fantasia popolare, sono state ripetute da scrittori e storici, ma esse non costituiscono alcun fondamento storico. Alcuni studiosi hanno affermato che l'origine della città si debba assegnare agli Elleni che vennero a fondare molte colonie, durante la seconda guerra messenica, sui lidi del mezzogiorno d'Italia, formando così la magna Grecia che si estendeva da Taranto a Cuma.
Anche Salerno, quindi, è stata una delle colonie greche, secondo alcuni storici, è distrutta e ricostruita, mentre altri storici hanno affermato che venne che venne situata ai piedi del monte Bonadies.
Dopo infiniti studi si è giunti alla determinazione che la città è stata sempre allo stesso posto dove ora si trova il suo centro più antico. Salerno entra nella storia documentata (197 a.C. ) come colonia romana le cui terre vengono coltivate da veterani delle guerra punica che fanno capo ad un piccolo "castrum" (castello) fortificato ( il cosiddetto "Castrum Salerni"). Infatti, durante la seconda guerra punica gli abitanti dell'agro picentino, posto tra Nocera ed il Sele, si erano schierati al fianco di Annibale, per cui i Romani ritennero opportuno, per sorvegliare e tenere a freno quelle ribelli popolazioni, fondare prima un "castrum" sul monte Bonadiei (attuale collina Bonadies), e, successivamente, insediare uno stanziamento di cittadini romani nella zona.
I Salernitani nella seconda guerra punica combatterono a fianco dei Romani, mentre le altre città della Campania si schierarono al fianco dei Cartaginesi che volevano liberarsi dal giogo romano. Per la sua fedeltà, Roma assegnò a Salerno una propria forma di repubblica e la pose a guardia di tutto il Piceno, dandole anche il privilegio di battere monete, aumentando molto la sua economia con grande prestigio. La sua giurisdizione andava dalla Campania alla Calabria, dalla Puglia allo Ionico. Dunque Salerno progredì per suo conto, sviluppando i propri costumi, le proprie dottrine e le proprie leggi, conservando sempre la sua civiltà, le sue tradizioni e la sua cultura anche quando fu occupata dai Goti, dai Bizantini, dai Longobardi, dai Normanni e dai Franchi.
Durante il dominio dei Goti non ci furono manifestazioni di vita Politica; quando essi vennero sconfitti dai Greci, Salerno passò sotto la dominazione greca che durò appena 14 anni, precisamente dal 553 al 568, ossia fino a quando dal settentrione irruppero i Longobardi che occuparono quasi l'intera penisola; anche Salerno, quindi, dovette essere sottomessa ad Arechi I che, verso il 640, l'aggregò al ducato di Benevento. Per tale umiliazione i Salernitani arsero d'ira e già si preparavano ad una guerra sanguinosa, quando il vescovo Gaudioso, pieno di nobile zelo, si spinse tra le schiere nemiche e scongiurò la battaglia riappacificando Longobardi e Salernitani. Ad Arechi I successe Arechi II, che sposò Adelberga, figlia di Desiderio. Sotto il dominio di Arechi II, Salerno rifulse per grande splendore, non solo per il riaffermarsi delle lettere, ma anche per la celebre reggia, fatta costruire dal principe, che fu il primo dei duchi di Benevento ad assumere tale titolo usando il diadema e lo scettro Reale, ed anche per il sontuoso tempio eretto in onore degli apostoli Pietro e Paolo e per aver fatto la città centro di studi e di commercio. Il principe longobardo, inoltre, con l'appressarsi del conquistatore Carlo Magno, fece fortificare la città con mura e con torri, il che indusse Carlo Magno a chiedere la pace prendendo in ostaggio Grimoaldo, secondo figlio di Arechi. Però questi, colpito da sventure domestiche, avendo perduto anche il primo figlio Romoaldo, morì nel 787 ed ebbe sepoltura a Salerno. Sulla sua tomba vi compose l'iscrizione lo storico Paolo Diacono. Il principato fu retto dalla vedova Adelberga. I Beneventani chiesero a Carlo Magno la restituzione di Grimoaldo che, liberato, tornò a Salerno nel 788, un anno dopo la morte del padre. Salerno, in questo periodo, visse momenti di grande propulsione in ogni campo. Fu un'epoca di fulgore sia nel campo artistico che culturale, tanto che molti regnanti, pontefici ed uomini illustri sentirono il bisogno di recarsi a Salerno.
Si narra che persino Costantino l'Africano sia arrivato in incognita a Salerno per conoscere la grandezza di questo principato. Inoltre pare che Costantino, riconosciuto da un magnate della corte di Adelberga, fu condotto alla presenza della principessa la quale gli tributò tutti gli onori. Studi ormai superati affermavano che la fondazione della scuola Medica Salernitana fosse stata opera proprio di Costantino l'Africano. Invero lo storico De Renzi, in seguito, ha dimostrato che non è stato Costantino il fondatore della Scuola Medica e non si può nemmeno stabilire bene che egli sia stato a Salerno. La scuola, infatti, godeva già di notevole risonananza quando Arechi II dalla città di Benevento trasferì la sua sede principesca in Salerno. Egli aveva già completato la costruzione di solide mura di difesa, di maestosi palazzi , di una sontuosa reggia, di un tempio di mirabile bellezza, perché maggiore ne fosse il decoro; si rese, altresì benemerito dagli studi di cui era appassionato cultore, giungendo a circondarsi, insieme alla moglie Adelberga, non meno di lui amante degli studi, degli uomini più dotti del suo tempo. Pare, anzi, come qualche storico non manca di affermare, che la venuta del duca longobardo in Salerno sia stata determinata non solo dall'esigenza di potersi meglio difendere dai Franchi, ma anche per coltivare maggiormente gli studi. Lo stesso Paolo Diacono, intellettuale brillante della sua corte, ebbe per Arechi un'ammirazione tanto sincera da dire di lui: "Nostrae aetatis solus paene principium sapientae palmam tenet" (quasi l'unico dei principi del nostro tempo a tenere la palma della sapienza). Del resto gli storici del tempo, e soprattuto Paolo Diacono, non avrebbero certo trascurato di elevare i loro inni alla gente longobarda, qualora questa avesse fatto opere tanto importanti.
E' da escludere, in modo assoluto, che Costantino l'Africano abbia avuto anche una piccola parte di merito nella fondazione della Scuola. Indubbiamente egli offrì grande impulso al suo secolo e giovò con sagacia alla medicina, traducendo alcune dotte opere dall'arabo e dal greco e portando in territorio campano le cognizioni della Scuola Medica, le garantì perlomeno grande risonanza. Ma la sua venuta a Salerno, che la fantasia del popolo arricchì di particolari alquanto fantastici, non ebbe modo di verificarsi prima del 1076, essendo tutti concordi nel ritenere che sia stato ricevuto dal principe normanno Roberto il Guiscardo nella sua corte, ed a quella data la Scuola più che essere al suo nascere, aveva già raggiunto la sua alta fama. Si tramanda che quarantanove crociati nel 1016 liberarono Salerno dall'assedio dei Saraceni. Questi non riuscirono mai ad espugnare la città, anzi si racconta che, sotto il dominio di Guaiferio, principe normanno, ci fu una vera e propria carneficina dei predoni guidati dal terribile Abd-Allah in una battaglia avvenuta al Torrione, battaglia che fu perciò detta la "Carnaia". Nel 1705 ai Longobardi fecero seguito i Normanni con il grande Roberto il Guiscardo. Salerno, sotto questo dominio, fu una città fastosa. Fu l'epoca in cui sorsero la Reggia (Castello di Terracena) ed il Duomo. Ci fu il rilancio dell'industria e del commercio, si curò molto lo sviluppo delle arti e delle scienze. Fu proprio in questo periodo che il papa Gregorio VI trovò ospitalità e qui fu seppellito nel cenobio di San Benedetto nel 1085.
Con il normanno Ruggero II Salerno fu persino degna di essere capitale di un regno che era diventato molto vasto. Fiorirono, in questo periodo, gli studi di filosofia e di medicina, attirando l'attenzione di tutto il mondo culturale dell'epoca ma , purtroppo, quando subentrarono gli Svevi iniziò per Salerno la decadenza in tutti i campi, decadenza che si fece più profonda con gli Angioini. Infatti Arrigo VI distrusse la città, mentre il figlio Federico II seguì le orme del padre, continuando a distruggere i fiorenti centri della terra salernitana. Federico II fu scomunicato nel 1245,contro di lui ci fu la congiura dei baroni che egli sventò e soffocò nel sangue. A Federico II successe il figlio Manfredi che , sollecitato da Giovanni da Procida, illustre cittadino dell'epoca, riparò in massima parte alle tante colpe del padre. Fece costruire, perciò, il molo, che prese il suo nome. Salerno seppe conservare per se il prestigio della Scuola Medica che, per secoli, fu l'unico esempio di Università degli Studi conosciuto nel mondo, anche quando Federico II istituì l'Università a Napoli. In seguito Salerno fu spesso mortificata, in quanto venivacontinuamente ceduta al migliore offerente. Fu, infatti, in possesso dei Colonna, dei Sanseverino, i quali specie con Ferrante, ultimo principe di Salerno, cercarono di ribellarsi allo straniero. Ferrante morì povero in terra di Francia, mentre la moglie Isabella di Villamarina, morì misteriosamente, dopo aver chiesto aiuto per suo marito attraverso le corti d'Europa. Con Ferrante ebbe fine il principato di Salerno,siamo nella seconda metà del secolo XV, nel 1463-65 all'incirca. Salerno conobbe anche un terribile dominio spagnolo. Subì persino le angherie del brigantaggio, angherie che spinsero il popolo alla rivolta, un popolo divenuto ormai saturo di sopportazione.
I rivoltosi furono guidati da Ippolito da Pastena, uomo che venne annoverato tra i comuni delinquenti e briganti dell'epoca, mentre, col passare degli anni, si sono scoperti in lui profondi sentimenti di decoro nazionale. Salerno si trovò a combattere nel 1566 anche il terribile morbo della peste, la quale fece tantissime vittime in tutta la provincia. Dovette, in seguito, sopportare anche disastrosi terremoti.
Solo nel secolo XIX Salerno risorse tanto da elevarsi al di sopra delle altre città d'Italia, e ciò per merito dei patrioti cilentani che parteciparono alla lotta per l'Indipendenza, offrendo così, nel 1860, con all'entrata di Garibaldi in Salerno, una città libera.


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