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Il vino rallegra il triste, Lord Byron (1788-1824) Il nome Campania comparve cinque secoli prima di Cristo e servì a designare il fertile territorio intorno a Capua, l’ager campanus. Dal punto di vista storico-vinicolo, la zona più interessante della Campania è situata tra il Monte Massico e il Volturno. Come narra Lucio Anneo Floro, ai piedi del Massico si installò nel 318 a.C. la tribù Falerna, subito diventata famosa per la fertilità delle sue terre e per la produzione del vinum Falernum. Plinio testimonia l’esistenza di tre tipi fondamentali di Falerno, uno "dolce" uno "tenue" ed uno "austero"; distingue inoltre quest’ultimo in varietà che traggono le loro caratteristiche dalle rispettive zone di provenienza. Il clima della Campania è sicuramente favorevole alla coltivazione delle viti in buona parte della regione ed inoltre molte delle vigne crescono su terreni di origine vulcanica. La produzione vinicola della Campania ha radici antiche: i vini locali erano apprezzati dai nobili dell'antica Roma che trascorrevano il loro tempo libero nelle lussuose ville costruite nella zona. Tant’è che quella dei vini della Campania è certamente definibile "carte de roi": una couvette ricca, di antico lignaggio; che nasce da vitigni greci e romani: nettari antichi con tremila anni di storia. Orazio, oltre venti secoli fa, esaltava il Falerno e nessuna bevanda al mondo riteneva più superba di un Fiano o di un Greco. Oggi i più esigenti sommeliers affidano il proprio prestigio allo stesso Falerno, all’Aglianico, al Tauràsi, al Solopàca, al Greco di Tufo, l’Ischia, il Capri, il Fiano, il Cilento, il Castel S. Lorenzo, il Lacryma Christi, l’Asprinio d’Aversa, il Guardiolo, il Sant’Agata dei Goti, la Falanghina, il Costa d’Amalfi, il Sannio. In pratica, ciascuna zona della Campania ha un proprio areale di produzione: il Massico, le isole, le zone del Sannio, dell’Irpinia e del Cilento, le Costiere Sorrentina ed Amalfitana, i Campi flegrei, l’area del Vesuvio, dove si approvvigionavano i regnanti francesi e dove oggi si producono spumanti in grado di rivaleggiare con i più rinomati champagne. La produzione di vino in Campania supera i 2.300.000 ettolitri l'anno. Quasi il 2% della produzione proviene da zone con la classificazione D.O.C. così come si può analizzare in un’altra parte della pubblicazione, ed è certamente il caso di sottolineare come in Campania esiste una zona classificata D.O.C.G.che riguarda il Taurasi I principali vitigni bianchi della Campania sono: Asprinio bianco, Bombino bianco, Biancolella, Coda di Volpe bianca, Falanghina, Fiano, Forastera, Greco, Guarnaccia. I vini: Capri bianco, Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Ischia bianco, Solopaca bianco, Vesuvio bianco. Per quanto concerne le uve nere, la Campania è il regno della vecchissima varietà Aglianico, che si estende anche in Molise, Puglia e Basilicata. Nel XVI secolo il Bacci, nella sua opera De Naturali vinorum, così ne dissertava: "Vino pistigianus, essendo raro e considerato ai primi posti alle mense dei ricchi". L’Aglianico è la base del Falerno rosso di virgiliana memoria, al quale vengono aggiunti altri piccoli quantitativi di ceppi di tradizione locale. Bisogna poi aggiungere: Aleatico, Barbera e Piedirosso. Anche il vino campano rosso più prestigioso il Taurasi, fa affidamento sulla versatilità e capacità dell’Aglianico, il cui nome deriva da Ellenico. Altri rossi campani rappresentativi sono: il Conca, il Solopaca, il Vitulano, l’Ischia, il Vesuvio, l’Aglianichello, il Gragnano e il Calore degli Alburni. |
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