L'antica Calatia

L'area dell'antica città di Calatia si incontra percorrendo la strada tra S. Nicola la Strada e Maddaloni. Del nome antico si conserva una forma corrotta nel toponimo S. Giacomo alle Gallazze che deriva da una chiesa, ora distrutta.
L'abitato, che occupa un'area di ca. 15 ettari, ancora a prevalente sfruttamento agricolo, sorge ai margini orientali della piana campana. Le prime fasi storiche risalgono all'Orientalizzante antico e il dato cronologico corrisponde alle prime testimonianze di Suessula, Saticula e Caudium. La formazione di nuovi insediamenti nel corso della seconda metà del VIII secolo a.C. ai margini della piana campana e nella valle montane indica una riorganizzazione nei modi del popolamento indigeno ed è strettamente dipendente dalla fondazione euboica di Cuma che altera i primitivi equilibri e allontana le popolazioni locali dalla costa e dal suo immediato retroterra.
La cultura materiale testimoniata dai numerosi corredi della necropoli calatina si inserisce nel più ampio orizzonte della "facies" archeologica della valle del Sarno ma si distingue per più stringenti paralleli con Capua e fin dora si stabilisce un contatto che caratterizzerà, in maniera costante la storia della città. Notevole, tra gli impasti e i bronzi, la presenza di ceramiche geometriche, importate e greco-coloniali, che sono indizio di una rapida riapertura ai centri greci della costa. Alle necropoli databili senza soluzioni di continuità tra il secolo VIII a.C. e il II d. C. è affidata la conoscenza archeologica di Calatia e ancora gli oggetti di corredo deposti nelle sepolture rappresentano la principale testimonianza del Museo Civico di Maddaloni.
Dei culti, delle istituzioni politiche e sociali, dell'assetto e della definizione dell'insediamento in epoca arcaica e classica poco è conosciuto per l'assenza di ricerche sistematiche nell'abitato e per la mancanza di una pubblicazione scientifica e divulgativa dei rinvenimenti funerari. Per il periodo ellenistico e romano le fonti e l'archeologia del paesaggio forniscono maggiori elementi. Calatia si sviluppa lungo il tracciato che sarà il percorso dell'Appia . La strada abbandona il suo orientamento per correre, quasi rettilinea, per ca.2000 piedi osci formando il decumano massimo della città.
Delle mura si conserva un tratto di ca. 35 m. presso il settore occidentale (primi decenni del II secolo a.C.) In opera incerta, precedute da un avvallamento, probabilmente un antico fossato, in alcuni tratti poggiano su filari di blocchi di tufo che sembrerebbero indiziare l'esistenza di una fase più antica. Un tratto di muro, con materiali di spoglio, era un tempo visibile presso il limite nord - orientale della città. Della sua datazione discutono il Beloch e il Mauri, ritenendolo pertinente alla fase medievale o tardo romana.
Dalle fonti storiche apprendiamo che Calatia, in posizione strategica per il controllo delle vie di accesso al Sannio interno, fu coinvolta nelle guerre sannitiche e, successivamente, nelle vicende militari legate alla spedizione di Annibale. Nel 338 a.C., per analogia con la sorte di Suessula, si è supposto che la città abbia ottenuto la civitas sine suffragio.
In mano sannita dopo la sconfitta romana di Caudium fu successivamente riconquistata dai romani. Nella II guerra punica fu più volte presa e perduta dai romani finché, dopo la caduta di Capua, alla città furono applicate le stesse severe sanzioni adottate nei confronti dei Campani: confisca delle proprietà, scioglimento della comunità, dispersione e giustizia sommaria dei capi del partito antiromano. Un anno dopo nel 21°, vi furono trasferiti gli abitanti di Atella. Nel 59 a.C. Cesare vi dedusse una colonia e, forse, in quella circostanza, il centro riacquistò autonomia amministrativa che, però, secondo alcuni studiosi non dovette durare a lungo e probabilmente era già persa in epoca augustea.
Sede vescovile, la città in epoca altomedievale fu più volte saccheggiata e infine abbandonata dalla popolazione che si trasferì in insediamenti montani e pedemontani. La deviazione dell'Appia e le tracce di valloni difensivi permettono di delimitare il perimetro dell'insediamento, la lettura delle foto aeree e le strade interpoderali restituiscono il reticolo dell'antica divisione in lotti agricoli realizzata in epoca romana. La tipologia e la qualità della documentazione rendono, per tale motivo, il centro di Calatia una testimonianza quasi unica, particolarità confermata dall'abbandono in epoca altomedievale del sito e dell'assenza di continuità insediativa che, in altri centri campani più ricchi in evidenza monumentali, ha inevitabilmente compromesso il tessuto urbano e ostacola, continuamente, la possibilità di una lettura integrata della città antica.


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